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Bio-On: all'asta l'intera azienda e tutti i brevetti


Il 5 maggio del 2020, Bio-On, start up bolognese fondata da Marco Astorri e Guido Cicognani, è stata la protagonista di una fallita asta fallimentare. Tale asta è però servita a riportare l'attenzione dei media su quest'azienda produttrice di bioplastica ecologica dal 2007. E oggi, in occasione di una nuova asta, Stefano Bonaccini, il presidente dell'Emilia-Romagna, sembra candidarla come sede della produzione dei vaccini anti Covid-19 (fonti: Il Resto del Carlino e Inside Over). Ma come ci si è arrivati a questo probabile nuovo capitolo di un'azienda che sembrava già in difficoltà prima della pandemia? Sarebbe possibile, per così dire, un "riciclo" di questa start up, che ha fatto della plastica riciclabile il suo punto di forza?

La situazione della bioplastica in Italia

Il Consiglio dell'Unione Europea, il 21 maggio 2019, ha decretato il divieto della messa in commercio di alcuni prodotti di plastica monouso, i quali costituivano il 70% dei rifiuti che finivano in mare. Tra gli esempi elenchiamo le posate, i piatti, le cannucce, i bastoncini per la pulizia delle orecchie, le tazze in polistirolo espanso e i contenitori per gli alimenti. La direttiva 2019/904 dovrebbe entrare in vigore entro l'estate del 2021 (fonti: Ingenio e Polo Plast). In Italia, la legge di Bilancio 2021 stabilisce che la tassa sulla plastica entrerà in vigore il 1 luglio (fonte: Ipsoa). Ma quali sarebbero le alternative alla plastica monouso? La Bio-On è stata tra le aziende produttrici di tali alternative, ma non è stata la sola.

Il settore delle plastiche naturali in ambito italiano è infatti una realtà consolidata già da tempo. Oltre alla Bio-On, possiamo annoverare la BetaLife, l'Agromateriae, la Novamont e la Kanèsis. La prima azienda è specializzata nella produzione di prodotti a partire da una base di acido polilattico, ovvero di PLA. La seconda impresa si concentra sulla produzione di una polvere derivata dagli scarti del vino. I prodotti della terza azienda contribuiscono alla trasformazione dei rifiuti organici in compost, con enormi vantaggi a livello ambientale. La base dei prodotti della quarta azienda è costituita dagli scarti di lavorazione della canapa. La produzione complessiva di plastiche naturali riguarda prodotti cosmetici, prodotti per il settore alimentare, buste per la spesa e per i rifiuti organici e oggettistica (fonte: Habitante).

Bio-On e i suoi inizi

Lo scopo principale della Bio-On è stata sempre quella di produrre di nuovi materiali nel segno dell'ecologia e della sostenibilità, grazie alla sinergia tra risorse agricole e competenze imprenditoriali nel settore privato. Sono stati rilasciati diversi brevetti per quanto riguarda sopratutto la realizzazione di polimeri PHAs MINERV-PHA (ovvero di biomassa biodegradabile) che derivano da delle fonti rinnovabili o dagli scarti agricoli. Il design originario prevedeva una capacità di produzione di 10.000 tonnellate di PHAs su base annua. La start up dava perfino la possibilità di accedere ai suoi studi di fattibilità industriali sia dedicati che bancabili, oltre che alla descrizione dei progetti e la documentazione sull'installazione elettrica e sulla ventilazione termica (fonti: www.bio-on.it e Ingenio).

Il sito della Martingale Risk, già dal 2008, afferma di fornire la sua assistenza agli investitori che hanno perduto i loro capitali investiti nella Bio-On. La società dichiara che nel 2018 la start up emiliana quotata in borsa è arrivata a una capitalizzazione che si aggirava al miliardo di euro. Da cui la sua nomea di "unicorno". Per un anno la situazione è stata altalenante, con dei valori di quotazione che oscillavano tra poco più di 50 EUR e poco meno di 70 EUR. Nel dicembre del 2018, il titolo Bio-On è stato quotato a 86 EUR, nonostante il fatto che il giorno prima fosse stato quotato a 53,60 EUR (fonte: Martingale Risk).

###La crisi della start up

##Il 24 luglio 2019, il Quintessential Capital Management di New York ha rilasciato un rapporto in cui si affermava che la start up bolognese proponeva una tecnologia irrealistica e un fatturato e dei crediti falsificati tramite un network di scatole vuote. Inoltre la sua situazione finanziaria era precaria e piena di conti irregolari. La Bio-On, dopo cinque anni alla Borsa di Milano (il suo ingresso risale al 2014), ha visto crollare il suo titolo in breve tempo a causa del suddetto rapporto. Il 23 ottobre, la Procura di Bologna ha fatto scattare delle misure cautelari per tre uomini di spicco della società, tra cui Astorri. Le accuse riguardavano delle false comunicazioni sociali, nonché la manipolazione del mercato. (fonte: Wired.it).

Il sito della Bio-On riporta la notizia del 20 dicembre 2019, che afferma che la sentenza n. 137/19 del Tribunale di Bologna ha dichiarato lo stato di fallimento della start up, anche se la sua attività economica d'impresa sarebbe continuata per un altro po' di tempo. Il Giudice delegato sarebbe stato il Dott. Fabio Florini, mentre a esercitare il ruolo di curatore fallimentare sarebbero state due persone: il Dott. Antonio Gaiani e il Prof. Dott. Luca Mandrioli. Tuttavia, l'ultima notizia in assoluto pubblicata sul sito risale al 22 gennaio 2020, ed essa, tra le altre cose, riguardava lo stipendio da versare ai lavoratori grazie all'erogazione di nuova finanza da parte dell'istituto di credito Emilbanca (fonte: www.bio-on.it).

Il ruolo della pandemia nel possibile destino dell'azienda

La situazione durante gli inizi della pandemia ha visto la sopravvivenza di due società. La prima è la cassaforte dei brevetti controllata mediante la Capsa srl. La seconda è la Bio-On plants srl, ovvero l'impianto per la produzione di bioplastica. I 62 dipendenti complessivi continuano a operare nonostante siano la metà della manovalanza originaria. L'emergenza sanitaria che sussiste tuttora ha messo in pausa ogni procedimento fallimentare. Ma allo stesso tempo, impedisce ai possibili acquirenti della start up di farsi avanti, come ha dichiarato Stefano Biosa della filiale emiliana della Cgil. Il modello di Astorri di una società in grado di reggersi solo sui propri brevetti sembra essere a rischio (fonte: Wired.it).

Bio-On: le sue prospettive future

Tuttavia, grazie alla presenza di cinque bioreattori, la transizione della Bio-On da produttrice di plastica naturale a produttrice di vaccini sembra essere una possibilità di rilancio realistica. Le dimensioni di questi macchinari sono maggiori di quelli usati dalle industrie farmaceutiche. Infatti, si parla di 100.000 litri contro 5.000 litri. A maggio ci sarà una nuova asta dell'azienda e dei suoi brevetti, ma non è detto che questa possa essere interrotta in tempo. Specialmente perché tra gli interessati sembrano esserci la ENI e l'Invitalia, oltre che gli americani con la fondazione di Bill Gates e i russi con lo Sputnik. Quindi la situazione resta tuttora incerta, in attesa di nuove disposizioni del governo di Mario Draghi (fonte: Inside Over).


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