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Azienda ligure per il fallimento Reha


La sfida non è di sicuro delle più semplici, ma i lavoratori della Reha-Ito sono pronti a lottare fino all'ultimo momento accanto alla Fiom-Cgil, associazione sindacale che li sta sostenendo. Lo scopo è quello di ottenere l’esercizio provvisorio, dal momento che si sta cercando un nuovo acquirente per un’azienda che possiede delle commesse, sia per il presente che per il futuro. Sembrerebbe che un primo e serio interessamento sarebbe già spuntato. Si tratterebbe di un'azienda della Liguria che appartiene al medesimo settore e che avrebbe inviato una lettera di intenti, seppur formale alla curatela, che si dovrà occupare della gestione di questa fase delicata.

Con il fallimento della Reha si contano circa 100 posti di lavoro a rischio

Il tribunale ha deciso di bocciare la richiesta pervenuta per il concordato, la decisione è per la chiusura dell'azienda di Empoli che si occupa di ausili ortopedici. La Fiom-Cgil, intanto, dichiara: “Le commesse ci sono, abbiamo chiesto al tribunale l’esercizio provvisorio”.
Il sindacato, nelle ultime ore, ha presentato richiesta al curatore fallimentare di conoscere i particolari della lettera, che al momento nessuno è in grado di conoscere. Il primo passaggio è sicuramente quello più spigoloso, ovvero quello di avere dal tribunale l’autorizzazione a proseguire l’attività sulla base degli ordini in mano all’impresa, che come abbiamo poc'anzi spiegato, si occupa di manutenzione e gestione degli ausili ortopedici.
La medesima richiesta è stata poi girata da sindacati e lavoratori alle istituzioni nell'incontro tenutosi in Regione, con la presenza di rappresentanti del Comune di Empoli, della Provincia e della Regione stessa. Adesso bisogna solo attenderne gli esiti. “A loro abbiamo chiesto che si facciano parte attiva della discussione – spiega Stefano Angelini, della Fiom-Cgil – affinché si arrivi ad una decisione importante per il futuro dell’azienda e dei circa cento lavoratori che vi operano”.
A breve sarà il giudice a pronunciarsi sull'intera vicenda. Se la decisione avrà un esito positivo, si potrà provvedere all'esercizio provvisorio che consentirà di seguire la produzione. Dunque, lo staff che finora ha guidato l'azienda proseguirebbe l'attività sulla base di linee guida fornite dal tribunale e dal curatore fallimentare, Gian Paolo Tonganelli, che diventerebbe l’amministratore unico. “Il problema è proprio questo – spiega Angelini – e cioè che l’azienda ha commesse da onorare le quali, nel caso in cui l’esercizio provvisorio non venisse concesso, perderebbe in favore di altre società che si sono piazzate dietro nelle graduatorie. Sarebbe un danno per i lavoratori che hanno sempre dimostrato una grande professionalità e per il territorio stesso che verrebbe penalizzato in termini di valore produttivo e posti di lavoro”.

Sono circa cento i dipendenti che hanno appreso la notizia del fallimento dell'azienda

Se il tribunale dovesse pronunciarsi positivamente, ciò farebbe aumentare la capacità di contrattazione dei rappresentanti sindacali in virtù di una nuova acquisizione. Ed è questo che ovviamente si attende. La posizione dei sindacati, dopo essere stata mostrata alle istituzioni, è stata posta in discussione successivamente durante l’assemblea dei lavoratori, alla presenza anche di alcuni lavoratori delle sedi della Lombardia e della Liguria. Sarebbero circa 100 i dipendenti che alla fine della scorsa settimana hanno saputo della notizia del fallimento della loro azienda, dopo che c'era stato il rifiuto da parte del tribunale di Firenze della richiesta di concordato.
I dipendenti non hanno di certo nascosto la loro frustrazione nei confronti dei vertici della società, alla cui guida c'era l'imprenditore Marco Zingoni. Che le cose non andassero bene lo avevano capito anche i lavoratori, da mesi, l'istanza di fallimento di luglio dello stesso anno ne era la prova. Ci sono lavoratori che devono ancora riscuotere delle mensilità e non credono alla storia delle proprietà, sulla base della quale dietro il fallimento sarebbero, in realtà, celati ed anche in malo modo dei ritardi nei pagamenti da parte delle Asl che avevano commissionato lavori alla Reha.
“La posizione dei vertici dell’azienda non ci convince molto – spiega lo stesso Stefano Angelini della Fiom – le difficoltà vengono da lontano e le perdite sono davvero consistenti. Troppo forse per poter essere giustificate come semplice ritardo nei pagamenti”.