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Aste oggetti d'arte, il business si sposta online


La vendita di oggetti d'arte? Si è spostata con gradualità - ma in via continuativa - sulla piattaforma digitale, con contestuale nascita di numerose start up specializzate nelle aste online. Un fenomeno tangibilmente riscontrabile anche sul mercato italiano (ma più su quello internazionale), che in ogni caso non sembra aver preso di sprovvista le più importanti case d'aste, in grado di aggiudicarsi una quota non certo irrilevante del business determinato dagli oggetti banditi attraverso il digitale.

I dati Hiscox

Stando a quanto rivela, ad esempio, una recente analisi dell'assicuratore Hiscox, le vendite d'arte via web avrebbero già raggiunto quota 2,9 miliardi di euro nel corso del 2015, con un balzo in avanti del 24% rispetto al 2014 e, soprattutto, del 108% rispetto al 2013.

Numerosi sembrano essere i motivi che spingono favorevolmente questo business. Si pensi alla possibilità di poter avere un più facile accesso rispetto alle aste con presenza fisica, e ancora alla possibilità di poter godere di una procedura più snella, più rapida, più confortevole. Ne deriva che, secondo la stessa Hiscox, il boom delle vendite online attraverso le aste è tutt'altro che finito: nel corso del 2016 e del 2017, è possibile che il business possa crescere di oltre il 40%. Ed è ancora Hiscox a segnalare che due terzi degli acquirenti d'arte online ha comprato opere per un valore medio di 5 mila euro nel 2015, e che anche questo dato è visto in crescita futura.

Cosa fanno le case tradizionali d'asta

Ebbene, dinanzi a tale boom da parte delle vendite online, le case tradizionali d'asta non sono certamente rimaste a guardare, ed hanno prontamente deciso di convertire parte delle proprie attività proprio in ambito digitale. Qualche esempio? Christie's è uno degli operatori che ha fiutato l'affare in tempi non sospetti ed è oggi già leader nel settore delle aste online, mentre Sotheby's, leggermente attardato - se così si può dire - in quarta posizione, ha recentemente stabilito una collaborazione con eBay al fine di attirare i clienti sul sito delle aste online. Ne è derivato che le vendite online hanno fruttato all'operatore oltre 100 milioni di dollari, con un terzo di nuovi clienti.

Alla luce di quanto sopra abbiamo ricordato, appare comunque evidente che la rete non sia solo una miniera di opportunità, bensì anche un pozzo di potenziali pericoli. Molte piccole start up create sull'onda dell'entusiasmo dello sviluppo di tale business, hanno infatti dovuto già compiere un corposo passo indietro, e anche un big come Amazon, che aveva trionfalmente annunciato l'ingresso nel settore, ha dovuto ridurre le proprie aspettative. Per gli esperti, che a lungo si sono interrogati sull'evoluzione presumibile di tale comparto, circa i tre quarti delle società di vendite d'arte online non sono in utile, e anche quando lo sono, spesso si tratta di una redditività ben poco allettante.

A sorridere dovrebbero dunque essere, ancora una volta, i più grandi operatori. E forse è proprio per questo che il settore sta cominciando a strutturarsi, con società di medie dimensioni che ambiscono a fondersi per creare nuovi player in grado di giocare ad armi pari con i leader.