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Aste al doppio ribasso, crescono le voci contrarie


Si chiamano “aste al doppio ribasso” e sono uno dei meccanismi che sta contraddistinguendo in maniera più rilevante l’evoluzione del commercio dei prodotti agricoli. Un sistema che sta vedendo crescere la schiera di oppositori, sempre più preoccupati dal modo con cui tali aste potrebbero impattare negativamente sul mondo della produzione agricola. Ma cosa sono? E quali sono i loro effetti?

Cosa sono le aste al doppio ribasso

Le aste al doppio ribasso sono delle particolari aste online, basate – appunto – sul meccanismo di una doppia riduzione dei prezzi. In altri termini, è come se gli operatori della grande distribuzione organizzata coinvolgessero in un’asta online tutti i propri fornitori, domandando loro di avanzare un’offerta per una grande quantità di un certo prodotto. Sulla base dell’offerta più bassa la grande distribuzione organizzata procede con il convocare una seconda asta online, che in poche ore richiede ai partecipanti di rilanciare le proprie offerte, determinando così un nuovo abbassamento del prezzo di vendita per quel prodotto.

Cresce il malumore tra gli operatori

Un simile meccanismo risulterebbe essere intuibilmente molto controproducente per il benessere del comparto e per i suoi produttori, tanto che nelle scorse settimane si sono fatte più accese le proteste. Tra le principali, il lancio di #ASTEnetevi, una campagna di Flai Cgil e delle associazioni daSud e Terra, per l’abolizione delle aste al doppio ribasso e della vendita a sottocosto di prodotti alimentari. La campagna richiede un intervento legislativo urgente al Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina per mettere al bando le aste al doppio ribasso e un impegno formale da parte degli attori della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) a interrompere questa pratica, prima che gli effetti siano eccessivamente pesanti per i produttori.

Peraltro, lo stesso ministro Martina si è detto contrario al meccanismo delle aste al doppio ribasso, per il forte impatto che hanno sull’agricoltura italiana. “Meccanismi come il sottocosto e le aste on line distruggono l’intera filiera dell’agricoltura, perché alterano alla base i rapporti tra grande distribuzione e consumatore, facendo pagare il costo più elevato all’ambiente e ai produttori, oltre ad aggravare le condizioni di sfruttamento dei lavoratori e il caporalato” – ha poi aggiunto Fabio Ciconte, direttore di Terra, mentre la segretaria generale Flai Cgil, Ivana Galli, ha dichiarato che “sul lavoro agricolo ci guadagnano tutti – dal campo agli scaffali del supermercato – tutti, tranne i lavoratori che stanno 12 ore sotto il sole o in serra, spesso pagati 3 euro l’ora, anziché quanto previsto dal contratto e ingaggiati da caporali, cui corrispondere 5 euro al giorno per il trasporto” – per poi aggiungere che – “il tema dell’illegalità e di fenomeni distorsivi del prezzo sono, però, un problema di tutta la filiera, che parte dai campi e arriva fino alla GDO, qui la criticità è rappresentata da una forte discrepanza tra prezzi alla fonte e prezzi al bancone con l’imposizione del prezzo da parte della GDO, che attraverso il sistema delle aste elettroniche inverse abbassa il prezzo a livelli quasi insostenibili per chi produce”.