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Asta per i Massi di Carrara e strutture di Bassano


Le gare perché siano assegnate le concessioni negli agri marmiferi di Carrara non saranno fatte prima che trascorrano 7 anni. Ciò è stato stabilito durante la riunione della Commissione Marmo che ha dato inizio all'esame in dettaglio della Legge Regionale sulle attività estrattive, in virtù della preparazione del nuovo Regolamento comunale degli Agri.

E' stato possibile visionare il testo della norma

Andando a visionare il testo della norma, sono venute fuori diverse perplessità e passaggi di carattere contraddittorio. Un esempio è venuto fuori attraverso l'articolo 38 che prevede, secondo qualcuno in modo abbastanza confuso, i termini di scadenza delle concessioni e delle autorizzazioni perché possa avvenire l'escavazione.
E' questa una fase molto delicata perché come ben sappiamo, delle circa 90 cave attive nei bacini carraresi sono solamente in 3  a possedere una concessione in regola. Come possono essere definite le scadenze e quindi l'avvio delle gare per tutte le altre? La risposta viene fuori direttamente dal vicesindaco di Carrara Andrea Vannucci, che è a sua volta il titolare della delega al marmo che, legge regionale alla mano, ha provveduto a citare il comma di quello stesso articolo riferito alle “concessioni che non hanno scadenza certa”. “Noi abbiamo solo 3 concessioni, dunque per queste la legge regionale prevede che la scadenza sia quella prevista dalla concessione stessa”.

La previsione del settennio

Per tutte le altre attività che non prevedono le concessioni, e che vanno oltre il 90% di quelle presenti nei bacini carraresi, la norma ha stabilito che la scadenza è fissata a 7 anni dall'entrata in vigore della legge stessa. Il termine, come tutti sappiamo, può essere rimandato se si hanno delle certificazioni ambientali o ancora, fino a un massimo di 25 anni, se avviene la lavorazione ma sul luogo medesimo.

Ciò vuol dire che prima di 7 anni non avverrà in alcun modo una gara perché possa essere affidata la concessione: «Esatto – spiega Vannucci – perchè 7 anni era il periodo di transizione indicato dalla Regione per garantire un preavviso agli imprenditori». In buone parole, stando a ciò che dice il Comune,proprio la situazione che le cave carraresi siano in ogni caso prive di concessioni, ha permesso di “abbassare” il conteggio e fare tabula rasa. Il tutto andando a prendere in considerazione le possibili “dilazioni”: su questo aspetto molto andrà a dipendere dal Regolamento degli Agri Marmiferi del comune, che potrà essere uniformato alla legge regionale e allo stesso modo “precisarne” alcuni provvedimenti.

Vediamo alcuni esempi in merito

Giusto per fare alcuni esempi: toccherà al consiglio comunale andare a spiegare i termini del concetto di “filiera corta” e “lavorazione in loco”, potendo precisare il perimetro sul territorio e dovrà toccare sempre all'assise individuare gli investimenti che devono essere riconosciuti nel passaggio da un concessionario all'altro o, ancora, mettendo a punto le modalità di calcolo del canone di concessione e la sua riscossione.

Massimo Menconi (Rc) presidente della commissione Marmo ha chiesto ai gruppi consiliari di presentare le loro proposte per contribuire alla preparazione del regolamento che, secondo quanto vi abbiamo già detto, dovrebbe essere pronto entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge, approvata a metà marzo.
La bozza di regolamento è oggetto di lavoro affinché vi sia la conformità alla nuova legge regionale.

Per lo storico essiccatoio Manardi di Bassano base d'asta 1 milione e 100 mila euro, data la necessità di bonificare dall'amianto.

E' stata posta all'asta l'ex scuola Bellavitis di via Leoncavallo e uno degli immobili dell'eredità Baccin. Queste sono le prime vendite del 2015 del Comune di Bassano che ha dato inizio alle procedure d'asta relative, intanto, alla scuola.

La vendita della scuola sarà abbastanza veloce visto che la Regione ha stanziato 1 milione e 100mila euro per la nuova Bellavitis 2.0 a condizione che il Comune desse il via alla procedura di alienazione della scuola in via Leoncavallo entro il 30 giugno 2015. La base d'asta è di 1 milione e 100mila euro, cifra che è stata diminuita visto che l'edificio aveva bisogno di una bonifica e dello smaltimento delle sue parti in amianto, scoperto nel 2003, per una spesa totale di 220mila euro. La scadenza perché vengano presentate le offerte è il 12 maggio 2015.

«Per l'amministrazione comunale - spiega l'assessore Angelo Vernillo - è molto importante alienare gli immobili non più di interesse pubblico. Per l'ex essicatoio Manardi le prime due aste son andate deserte, ma in seguito ci son stati dei contatti con privati interessati all'acquisto diretto dell'immobile, alle stesse condizioni d'asta, al prezzo di 405mila euro».

Per la scuola in via Leoncavallo, 4.550 mq di superficie, si parla di abbattimento e di una successiva riqualificazione dell'area in chiave residenziale, con la possibilità di poter avere anche uno spazio di piccola piazza tra gli edifici di nuova costruzione.

L'altro immobile che è stato messo all'asta è un'abitazione che proviene dalla cosiddetta eredità Baccin pervenuta al Comune nel 2012, posta in via Don Paolo Fasoli a San Vito. «Si tratta - doce l'ingegnere Federica Bonato - di un tipico edificio degli anni Sessanta, in un lotto di circa 500mq, composto da due unità abitative attualmente occupate da inquilini il cui contratto di locazione - precisa - scadrà nel 2016». Sull'immobile non c'è alcun vincolo edilizio, questo permette di valutare, per l'acquirente, anche l'alternativa di poterla ristrutturare completamente. Base d'asta 285mila euro, con bando che otterrà una pubblicazione in estate.