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Crisi Stefanel, bocciate le offerte e l'asta va a vuoto


Finisce con un nulla di fatto la 'gara' per la cessione di Stefanel, la storica azienda di abbigliamento trevigiana gravata da oltre 90 milioni di debiti e in amministrazione controllata dal settembre 2019. La situazione, alla luce dell'esito negativo dell'asta, è stata illustrata dal commissario Raffaele Cappiello collegato in videoconferenza con Ministero dello Sviluppo Economico, organizzazioni sindacali e unità di crisi della Regione Veneto. Stefanel, infatti, attualmente conta 200 lavoratori sparsi sul territorio nazionale, un terzo proprio in Veneto, in gran parte occupati presso la sede di Ponte di Piave. Durante l'incontro il commissario ha motivato la bocciatura delle due offerte che erano state presentate per concorrere all'assegnazione dei due asset, Stefanel Spa e la controllata Interfashion (che ha base a Rimini): una delle offerte è risultata non congrua, la seconda, quella di un gruppo francese, si è dimostrata invece priva delle garanzie finanziarie necessarie. La scelta dei finanziatori di quest’ultima di ritirare le garanzie sarebbe dipesa dai timori per l’andamento della pandemia. Alla luce del nulla di fatto aumenta la preoccupazione per il futuro del gruppo, anche perché le risorse di cassa si stanno esaurendo e la liquidità consentirebbe di coprire le spese solo sino alla fine di novembre. Il commissario ha comunicato l’intenzione di proseguire le trattative, mediante procedura negoziata, il contatto con il gruppo transalpino, mentre restano comunque aperte alcune negoziazioni con altri soggetti potenzialmente interessati all’acquisto. Il tempo a disposizione resta purtroppo pochissimo, perché la liquidità di cassa consente di arrivare solo a fine novembre. L’amministrazione straordinaria ha infine informato che, anche a seguito della richiesta del sindacato, ci saranno delle riaperture parziali dei negozi, innanzitutto per quattro realtà: gli outlet di Levada di Ponte di Piave, Verona, Roma e Como. Gli altri 20 negozi a marchio apriranno invece a rotazione. Il Ministero si è impegnato a riconvocare il tavolo di crisi entro metà novembre. Il commissario straordinario di Stefanel il 16 gennaio scorso aveva presentato al Mise un piano di rilancio per la società, che prevedeva necessariamente l’ingresso di nuovi investitori oltre agli esuberi volontari già annunciati da Stefanel tra il febbraio e il luglio scorso quando l'indebitamento del gruppo aveva toccato i 96,5 milioni di euro.


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