Bancarotta

Arresti a Caserta: imprenditori per bancarotta fraudolenta


L’attività investigativa è stata lunga e coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere - Sezione reati economici e finanziari e delegata al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta. Alla fine ha portato agli arresti dei due fratelli Gianfranco, 66 anni, e Roberto Fiore, 62 anni, famosi imprenditori napoletani; ovvero il presidente del Consiglio di Amministrazione e Amministratore delegato della Firema Trasporti Spa, azienda di primario livello nazionale, che opera nel settore della progettazione e realizzazione di veicoli ferroviari e ha sede a Caserta.

C’è stato, dunque, il sequestro preventivo di somme di denaro nella loro disponibilità per un totale di 2 milioni e 600mila euro, rintracciati su numerosi conti correnti.

E’ stato sottoposto ad indagine anche Giorgio Fiore, ex presidente di Confindustria Campania, per il quale veniva richiesto l'arresto, rigettato dal gip. L'inchiesta viene condotta dal pm Antonella Cantiello.

I due imprenditori sono stati accusati, assieme ad altre 17 persone, a vario titolo indagate in concorso tra loro, dei reati di bancarotta fraudolenta "per distrazione" e impropria mediante "falso in bilancio", nonché altre operazioni illecite.

Stando al procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Luigi Gay, tra il 2003 e il 2010 il dissesto ha toccato i 54 milioni di euro attraverso operazioni che sono state definite dal giudice per le indagini preliminari di ingegneria economica.

Le indagini, a causa della loro complessità, durano da tre anni ed hanno richiesto l’intervento di consulenti esperti del settore, consentendo di svelare una serie di azioni che hanno condotto al dissesto dell’impresa, annunciato dal Tribunale fallimentare il 13 agosto 2010 con l’accesso alla procedura di amministrazione straordinaria.

Dalle indagini è emerso che Gianfranco e Roberto Fiore hanno effettuato una serie di prelievi di contanti, tra il 2004 e il 2007, pari a 2 milioni 260 mila euro e nel 2009, per 350mila euro dai conti correnti aziendali. Questi sono stati utilizzati per pagare, pare, tangenti.

Tali prelievi erano mascherati, parzialmente, da una serie di registrazioni "anomale" che servono unicamente a dare una giustificazione contabile ai prelievi e, per la parte restante, da operazioni commerciali però inesistenti, celate sotto false fatture emesse da un soggetto compiacente rappresentante legale di una società con sede nel lodigiano, poi dichiarata fallita. Anche questo sarà chiamato a rispondere. Sono state poi evidenziate altre condotte di bancarotta impropria.