Asta Giudiziaria

All'asta la casa di una famiglia indigente sarda


Da facebook all marcia in comune con slogan come "Non comprare se hai un cuore". Nel frattempo si sta cercando di raccogliere fondi per salvare questa famiglia.

La tragedica che colpisce una famiglia sarda con gemelle di nove anni affette da malattie genetiche

Spesso siamo solo numeri, le abitazioni diventano oggetto di transazione e tutto ciò per cui si è lottato per anni scompare in un niente. Uta è un piccolo comune della Sardegna, che non conta più di 8 mila abitanti, sta vivendo sotto la procedura di sfratto in quanto l'immobile in suo possesso è finito all'asta giudiziaria.
La famiglia ha a carico due gemelle di nove anni che purtroppo hanno una grave malattia genetica, nonché molto rara. Una volta fallito il negozio dei genitori nel 2010, i debiti con le banche, con Equitalia e con i fornitori, ha stretto la morsa al collo, di questa famiglia. Così, due bambine disabili stanno per finire in strada.

L'appuntamento con il primo compratore è stato infruttuoso

A metà novembre c'è stato un appuntamento con il primo compratore. L'interesse c'era, in quanto si partiva da circa cinquanta mila euro. Nessun acquisto ma si è saputo chi sono i proprietari e di certo, quali condizioni di vita hanno. Le iniziative della zona sono state fruttuose. Dal passa parola, ai social, alla marcia in comune con lo slogan “Non comprare se hai un cuore”. Il messaggio è stato accolto, ma c'è un prossimo incontro in programma, previsto per il 10 dicembre. Lo scopo è stavolta partecipare all'asta. Bisognerà, infatti, fornire al tribunale entro il 5 dicembre il 10% del prezzo base. Ovvero 5.200 euro. E' stata fatta una vera e propria colletta con la quale la cifra sembra essere ormai vicina. Le donazioni vengono tutte fatte su carta ricaribali, partono da decine di euro a centinaia. E' stata fatta anche una pesca-lotteria. Gli oggetti condotti in un apposito centro, nuovi o di seconda mano, sono stati venduti per beneficienza.
Alessandra Orrù ha spiegato a il fattoquotidiano.it che l'acconto sarà solo l'apristrada per il finale. L'asta era partita da 105 mila euro, alla quale era seguita la discesa. La casa vale 130 mila euro. Non è sicuramente il primo caso ad essere sottoposto a pignoramento. Questo male affligge tutta Italia e sta toccando, anche, l'intera Sardegna. Sono molte le abitazioni anche in questa zona. Ma spesso non si arriva ad alcun prezzo né vendita. Ci sono addirittura persone che vivono da circa 20 anni in case all'asta. Questo è un caso particolare, però, dove ci sono dei bambini disabili.

L'abitazione sarebbe l'unico bene di cui la famiglia è in possesso

Sono state portate via anche le automobili. Adesso la famiglia circola con un auto fittata dalla zia. Nessuno dei coniugi lavora, tirano avani con l'indennità spettante alle piccole. Il marito si occupa dell'orto familiare, la moglie dopo aver lavorato nei lavori socialmente utili presso i cantieri, si occupa delle gemelline, le quali hanno bisogno di essere costantemente assistite. Frequentano la terza elementare, sono state mandate a scuola un anno più tardi per il loro problema. La lotta è continua, ci sono sempre ricorsi, come ad esempio quando le bambine avevano una sola insegnante di sostegno, poi, per fortuna, arrivò l'altra.
Anna, la moglie, ha 41 anni, e suo marto ne ha 50. Non è neanche possibile ora trovare un posto di lavoro. La disfatta è arrivata quando non si riusciva a pagare neanche i fornitori del market. Il più grande sbaglio è stato sottoporre ad ipoteca la casa. La troppa fiducia si è rivelata errata. Non ci sono assolutamente state le condizioni per pagare i debitori dopo anni dove le banche si sono nutrite sulle spalle dei familiari.
Intanto il curatore fallimentare nella sua comunicazione è stato molto chiaro. La famiglia è stata contattata di venerdì perché lasciasse il martedì successivo la casa, in quanto doveva essere visitata dall'acquirente. Era chiaro che non voleva la presenza delle bambine. La casa, però, è parte integrante della famiglia: è stata costruita dal marito lavorando con sudore ed ora dovrà essere acquistata dal primo speculatore. Per fortuna è stato subitaneo l'intervento degli ex clienti, pronti a sostenere la famiglia. Riccardo Aassorgia, uno dei fautori dell'iniziativa, ha spiegato che si tratta di un vero e proprio caso di solidarietà comune, dove sono stati in molti a voler dare il proprio contributo, anche con pochi euro.
La famiglia non ha chiesto niente, e lo Stato, il primo che dovrebbe intervenire, non si è fatto sentire.


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