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All'asta gli oggetti sacri degli Hopi


Gli oggetti sacri degli Hopi sono stati messi in vendita

Le maschere della tribù Hopi, che vive in Arizona, i cui oggetti rappresentano una realtà culturale cara alla loro tradizione, sono state messe in vendita presso una casa d’aste francese. La stessa tribù aveva richiesto la cancellazione delle vendite, ma la sua richiesta, nonostante l’interessamento di Survival International contro l’asta di questo venerdì, è rimasta inascoltata. Gli oggetti messi in vendita sono considerati sacri per la tribù.

L’avvocato difensore, Pierre Servan-Schreiber, ha spiegato come il ricorso non sia stato accolto perché i giudici hanno ritenuto che queste maschere, seppur sacre per gli Hopi, non sono corpi umani o resti di questi. Di conseguenza, esse possono essere oggetto di vendita. Solo in questi casi, ha ritenuto il tribunale, questi potrebbero essere esclusi dall’asta. L’avvocato ricorrente non è d’accordo. Si tratta, infatti, di oggetti che sono ritenuti sacri da 20 anni. Il responsabile della casa d’aste parigina, ha però detto la sua, sostenendo che queste maschere fossero vendute dagli stessi indiani Hopi. Infatti facevano parte della collezione di Andy Warhol e allora l’asta non fece tutto questo scalpore.

Tali maschere sono l’eredità di una delle maggiori civiltà pre-colombiane. Esse sono datate tra il XV e il XIX secolo, per un totale di 70 opere dal valore di 800.000 euro.

La riserva degli Hopi si trova in quella dei Navajo sin dal 1882. Il loro nome vuol dire “popolo pacifico” e sono ritenuti i discendenti degli Anasazi precolombiani. Stando alle leggende gli Hopi attraversarono il Nordamerica alla ricerca del luogo più inospitale, dove avrebbero potuto sfuggire all'invidia e alla gelosia e si stanziarono qui, coltivando mais e vivendo in pace e serenità.