Curatore Fallimentare

Aeradria: la gara del curatore Santini resta deserta


Le aspettative del curatore Santini sulla gara

Circa le notizie su Aeradria, l’aeroporto di Rimini nelle ultime settimane, queste sembrerebbero tutte volte ad identificare i soggetti imprenditoriali che sarebbero dietro alle quattro cordate ammesse al bando, una notizia è passata via liscia, senza alcun approfondimento. Ed è la notizia che è andata deserta la gara indetta dal curatore fallimentare Renato Santini per il patrimonio dell’aeroporto e il personale, che aveva una base d’asta di 10 milioni. Nella somma sono compresi i  beni non devoluti (cioè attrezzature, impianti di condizionamento idraulici, elettrici, mobili, pc, etc.) valutati circa 6,6 milioni. Il professor Santini si è limitato a dichiarare che rientrava nelle sue aspettative. Perché? Su questa domanda non siamo stati ancora in grado di carpire una risposta.

Perché la gara del curatore Santini è andata deserta

La risposta, alla luce di quelli che sono stati gli eventi intercorsi, sembra essere del tutto scontata. L’articolo 703 del codice della navigazione prevede che in caso di fallimento della società concessionaria, i beni (cioè l’aerostazione) vengono devoluti gratuitamente allo Stato (cioè all’Enac) e ridati in concessione dallo Stato al nuovo concessionario.  Nessuna delle quattro offerte fatte all’ENAC ha previsto un’offerta per gli asset di Santini.
Il curatore fallimentare si trova così al momento a non avere i fondi necessari per pagare i creditori allo stesso modo previsto dalla proposta di concordato preventivo in continuità.

Quali sono state le conseguenze del fallimento

Il Tribunale non ha accettato il concordato preventivo e ha dichiarato il fallimento. Con il fallimento, il curatore deve invece realizzare l’attivo, cioè vendere tutto quello che ha, fare conto in modo fondamentale sulle azioni di responsabilità verso gli amministratori, e recuperare denaro da creditori attraverso le cosiddette  “revocatorie” ordinarie e fallimentari.
Inoltre i creditori con il fallimento hanno incrementato le richieste di rimborso che son salite a 59 milioni (interessi legali, richiesta danni, TFR che è andato a scadenza, etc.)
Pertanto il curatore Santini si trova ad affrontare un grave problema: trovare almeno 12 milioni di cassa per dare lo stesso trattamento previsto per i creditori pagati in denaro a vario titolo (privilegiati, strategici, etc) e in più dovrebbe dar qualcosa anche ai creditori di importo superiore a 1 milione, pari nominalmente a circa 28 milioni.
Come fa adesso a recuperare la somma, visto che nessuna delle quattro offerte presentate conteneva una proposta di acquisto dei beni di proprietà della società fallita?

Dove sarebbe possibile trovare i soldi per i creditori, post fallimento

Cerchiamo di capire cosa sarà possibile fare: restano le azioni di responsabilità verso gli amministratori (quanto riuscirà a recuperare e quando?); c’è l’azione di risarcimento danni richiesta a Carim per aver contribuito con nuovi finanziamenti a deteriorare ulteriormente il patrimonio di una società già decotta, azione che avrà i suoi tempi, sicuramente molto superiori ai 12 mesi con cui i vari creditori sarebbero stati pagati, e l’esito positivo tutto da verificare;  c’è la proposta di esclusione di alcuni creditori perché, secondo il curatore Santini, i crediti sarebbero da contestare in quanto sorti in modo illecito, affermazione anche questa tutta da dimostrare in Tribunale.
Ad oggi, la situazione è, invece, abbastanza grave, si può dire che non ci sono soldi neanche per pagare al 100% i privilegiati, cioè lo Stato (Agenzia delle Entrate e Enti Previdenziali) e i lavoratori.