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Addio riforma dei fallimenti: ci teniamo una legge vecchia 75 anni


Secondo Italia Oggi il disegno di legge si fermerà al Senato: rischiava di uscire già superato a causa delle nuove disposizioni Europee

Salta la riforma dei fallimenti che ha presentato il ministro della Giustizia Andrea Orlando lo scorso anno. A scriverlo è il quotidiano economico Italia Oggi nell’edizione odierna. A frenare il disegno di legge sarebbero essenzialmente due fattori: i pochi mesi che mancano alla fine della legislatura e le linee guida dell’Unione Europea (di cui abbiamo parlato qui) che sta spingendo per una legge fallimentare il più armonizzata possibile tra i vari Stati.

Il ddl Orlando è al momento in commissione Giustizia del Senato. Era stato presentato l’11 marzo del 2016. Il primo febbraio aveva ottenuto l’okay della Camera ma il passaggio al Senato sembra più ostico. Tra i punti chiave sottolineati dallo stesso ministro c’è l’anticipo delle procedure di allerta. Si andrebbe cioè ad agire prima che la situazione sia compromessa in maniera definitiva, con il fallimento come unico sbocco. Questa fase permetterebbe un effettivo rilancio dell’azienda andando ad agire sui vari campanelli di allarme. Inoltre la riforma Orlando limita il concordato preventivo solo ai casi in cui sia possibile salavate davvero l’attività economica dal fallimento.

Tra le norme anche quella di cancellare i termini “fallito” e “fallimento” dalla normativa, sostituendo quest’ultima con “liquidazione giudiziale”. Tutto rimandato, secondo quanto scrive Italia Oggi, perché i due provvedimenti Europei che la riforma recepiva (una raccomandazione del 2014 e un regolamento dell’Europarlamento del 2015) sono stati di fatto superati da una nuova proposta di direttiva sui fallimenti delle imprese che prevede un sistema di procedure pre-concorsuali di ristrutturazione dei debiti. Insomma, la riforma rischiava di uscire già vecchia. Tutto da rifare, direbbe Gino Bartali. Intanto ci teniamo la nostra normativa, figlia di un regio decreto scritto 75 anni fa.