Commercio, spettro del fallimento per le grandi catene

27/11/2017 Notizie Fallimenti
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Giorni bui per la grande distribuzione: dagli Usa all'Italia, dal caso Macy's al gruppo Dico-Tuodì

Il commercio al dettaglio è in forte sofferenza a livello globale e, dagli Usa all’Italia, tira forte un vento gelido, quello della bancarotta. In difficoltà non ci sono solo le medie strutture di vendita, ma anche grossi marchi, centri commerciali e grande distribuzione. Così, mentre a grandi passi si avvicina il Natale, spesso in grado di garantire quella boccata d’ossigeno che l’intero settore attende con ansia (dopo un ‘black Friday che ha prodotto benefici minimi e quasi esclusivamente a favore del retail d’oltreoceano) è proprio in America che ci si lecca le ferite. Per molte catene Usa, infatti, le feste con il loro consueto picco di consumi arriveranno troppo tardi. Un mese fa Toys ‘R’ Us, il colosso stelle e strisce di giocattoli (64mila dipendenti e 1600 punti vendita) ha portato i libri in tribunale, segnando, di fatto, il più grande tonfo economico nella storia del retail americano dopo quello di Kmart nel 2002. Solo nel 2017 – come si legge sull’approfondimento de Il Giornale - sono state venti le grandi catene commerciali Usa che hanno presentato istanza di fallimento; tra queste Gymboree Corp, con i suoi 1200 negozi di abbigliamento per bambini in Usa, Canada e Portorico. Per il commercio al dettaglio, complice ovviamente il grande botto dell’e-commerce, sono giorni duri. D’altronde, già anni addietro, Doug Stephens, guru della Rete e fondatore del sito tematico Retail Prophet, lo aveva predetto: “Vedremo più trasformazioni nei prossimi dieci anni di retail di quante viste nei precedenti mille”, metteva in guardia l’economista invitando poi a “re-immaginare il business per la nuova era del consumismo”. Ebbene, la nuova era è arrivata e, insieme alla crisi, ha lasciato dietro di sé una lunga scia di tagli, chiusure e fallimenti. Tra le “vittime” eccellenti ci sono anche simboli del consumismo americano come Macy's, catena fondata nel 1858, che proprio in uno dei suoi magazzini ospitò le riprese del film “Miracolo nella 34esima strada” dove il vero Babbo Natale veniva assunto come finto Babbo Natale. Ebbene, per Macy's è un miracolo essere ancora in piedi. Il grande gruppo se l’è vista brutta e per far tornare i conti ha sacrificato la bellezza di 10mila posti di lavoro chiudendo 68 punti vendita (numero destinato a crescere fino a 100 entro il 2018), il 15 per cento del totale. Serrande destinate ad abbassarsi, dopo Natale, anche per 63 store del gruppo Sears Holding che per stare a galla sta facendo accordi con Amazon mentre il suo titolo in borsa, nel 2017, ha già perso oltre il 40 per cento. Venendo all’Italia, una delle crisi aziendali più grandi, tutt’ora in corso, è quella relativa alla catena commerciale Dico-Tuodì. La catena discount, di proprietà della famiglia Faranda, versa in grave difficoltà finanziaria. La società, mesi addietro, ha disposto la chiusura momentanea di 123 punti vendita in 14 regioni, lasciando a casa (in cassa integrazione) 500 addetti (su 4mila totali) e avviando la procedura del concordato preventivo in continuità. In questi mesi gli advisor di Dico hanno elaborato un piano industriale e finanziario che sarà al centro dell’incontro ministeriale con i sindacati previsto il prossimo 13 dicembre. Nel frattempo, al fine di alleggerire la zavorra debitoria, la catena commerciale ha ceduto 7 negozi alla tedesca Penny Market per 9,2 milioni. La vendita si è conclusa al termine di una gara gestita dai commissari fallimentari, gara alla quale, oltre ai tedeschi, aveva partecipato anche la catena piemontese Alfi (opera con l’insegna Gulliver e 90 negozi), uscita però sconfitta. Il retailer teutonico, nonostante i consumi ancora a rilento, nel 2016 ha realizzato in Italia ricavi per 917 milioni, +2,16%, con un utile operativo di 1,1 milioni e netto di 818mila euro. Penny Market conta attualmente su una rete di 350 punti vendita in 17 regioni, con 7 centri di distribuzione. La vendita, primo step del piano di salvataggio varato dai curatori, piano che sarà pienamente operativo dal prossimo mese, ha permesso a Tuodì di respirare, tanto che proprio in queste settimane decine di punti vendita che erano stati temporaneamente chiusi hanno riaperto i battenti.