Realtà amara per la Ciocciolato Valle d'Aosta

16/10/2018 Crisi aziendali
Ciocciolato Valle d'Aosta crisi

Macchinari fermi da mesi nello storico stabilimento ex Feletti di Pont-Saint-Martin, la proprietà turca in cerca di partner per ripianare i debiti

Troppi debiti e produzione ferma da mesi. E' amara la realtà per la Cioccolato Valle d'Aosta. La storica azienda dolciaria di Pont-Saint-Martin è in stallo, o meglio,'in agonia', con la proprietà, facente parte del gruppo turco Captain Gida, in cerca di partner per ricapitalizzare ed estinguere i debiti. "Gli amministratori - si legge in una nota diffusa dall'azienda mediante Confindustria - sono impegnati nella ricerca di un socio che subentri nella società attraverso l'acquisto delle quote" e si auspica che questo ingresso "avvenga in tempi rapidi". Nel frattempo gli ultimi stipendi ai dipendenti sono arrivati nel giugno scorso, poi le macchine si sono fermate. Nella nota è spiegato che "a seguito dell’acquisto, gli impianti ed i macchinari presenti si sono rivelati più obsoleti di quanto già rilevato in sede di verifica iniziale e ciò ha comportato problemi di funzionamento oltre ad oneri aggiuntivi di manutenzione inattesi di cui si sono fatti carico i soci con patrimonio proprio". I "lavori di manutenzione e messa a norma" e l'ottenimento delle certificazioni necessarie hanno causato "ritardi nell'inizio dell'attività". E come se non bastasse, l'azienda si sarebbe trovata "ad affrontare la crisi economica che ha colpito i mercati esteri di destinazione, in particolar modo quello turco". La società parla anche dei 4 milioni di euro ottenuti da Finaosta: "Questo prestito di denaro - precisa la nota - è stato utilizzato nella sua interezza per l’acquisto del capannone ex Feletti di Pont-Saint-Martin e degli impianti in esso presenti". I quattro milioni di euro sono quindi stati versati alla parte venditrice, la Feletti 1882 che si trovava in stato di liquidazione. "È bene precisare inoltre che l’importo finanziato non rappresentava l’intera quota di vendita, ma bensì, una quota è stata versata direttamente dai soci. Nonostante questa situazione di estrema difficoltà - si legge sempre nella nota -, i soci hanno continuato a pagare regolarmente gli stipendi e ad oggi i versamenti dei soci in azienda, a titolo di quota di capitale, ammontano a circa 1.700.000 euro.