Emilia-Romagna, salvati 8mila posti di lavoro

24/01/2019 Crisi aziendali
lavoro regione emilia romagna

L’ex BredamenariniBus di Bologna e la Tecno di Gualtieri (Re) sono solo le ultime spinose vertenze ancora in corso...

Negli ultimi tre anni, sono una sessantina le vertenze seguite dalla Regione Emilia-Romagna, di cui una decina congiuntamente col Ministero dello Sviluppo economico. Dai casi Saeco, Stampi Group, Demm, sull’Appenino bolognese, che hanno rischiato di mettere in ginocchio l'occupazione in montagna, a Berco (Fe), Alpi Legno (Fc), fino ad arrivare ad alcune vertenze che hanno avuto come esito un vero e proprio rilancio come la Cisa-Allegion di Faenza (Ra) o un passaggio di proprietà come il Gruppo Artoni (Re). Le vertenze affrontate dalla Regione Emilia-Romagna si sono concluse con il 65% dei posti salvati grazie alla concertazione tra proprietà aziendali, parti sociali e rappresentanze istituzionali, oltre quella regionale, Enti locali e Ministeri. Su circa 12.500 dipendenti delle varie aziende o gruppi per i quali si è costituito un ‘tavolo di crisi’, più di ottomila hanno conservato il lavoro, di cui 5.505 nel settore meccanico dove la percentuale di salvaguardia dei posti arriva all’87%. A soffrire maggiormente, sono state le imprese del settore delle costruzioni, in forte sofferenza, che ha avuto anche la percentuale di perdita di posti di lavoro più marcata, a cui si sono aggiunte grandi realtà come Mercatone Uno (commercio), Gruppo Artoni (trasporto) e Gruppo Ferrarini (alimentari). Sono in due casi è stato dichiarato il fallimento e la chiusura del sito. Numeri, quindi, che evidenziano un ruolo proattivo dei tavoli di crisi nel cercare di tutelare i posti di lavoro pur nella differenza delle modalità che portano aziende e gruppi a dichiararla (chiusure, ristrutturazioni, cessione ramo d’azienda, procedure concorsuali, eccetera).

Le crisi Le realtà territoriali più colpite sono quelle delle zone a maggior presenza industriale: Modena (13 aziende), Bologna (12) e Reggio Emilia (9), che sono anche le città dove comunque il tasso di occupazione è in linea, o più alto, con la media regionale, dati che segnalano un forte dinamismo a favore della rioccupazione Dopo la riforma delle Province, quasi tutti i tavoli (esclusi quelli che fanno capo alla Città metropolitana di Bologna) convergono in Regione e nei casi previsti in sede ministeriale, ma un ruolo importante lo esercitano ancora i sindaci e presidenti di Provincia, parti attive soprattutto nel favorire la concertazione e, a volte, soluzioni di reindustrializzazione sul proprio territorio (Caima di Monghidoro, Vinyloop di Ferrara, Laminam di Borgotaro): i ‘Patti Territoriali’ firmati per l’Appennino bolognese o per la pianura reggiana ne sono esempio dove tutte le parti sociali ed istituzionali hanno convenuto azioni puntuali.

Il ruolo della Regione, una volta esauriti i tentativi sui tavoli di concertazione, è proseguito anche nel sostenere il percorso delle persone uscite, attraverso politiche attive del lavoro per aiutarle e qualificarle meglio nell’affrontare una ricollocazione. In alcuni casi sono stati gli stessi dipendenti che hanno rilevato l’azienda (i cosiddetti workers buyout, un meccanismo sempre più diffuso in Emilia-Romagna) come nelle crisi di Open Co. (Re), Unieco (Re), Coop Sette (Re), Ceramica Alta (Mo).