Crisi di impresa, i commercialisti criticano la riforma

15/04/2017 Notizie Fallimenti
Crisi di impresa, i commercialisti criticano la riforma

La nuova riforma della crisi di impresa non sembra piacere ai commercialisti, la cui figura professionale è quasi totalmente esclusa dalla nuova disciplina. È questo quanto affermato dall’Associazione Nazionale dei Commercialisti successivamente all’approvazione da parte della Camera del disegno di legge recante la “Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza”, e sul quale le critiche dell’associazione non sono certamente mancate.

Segnalazione dello stato di allerta

Una prima grave critica che i commercialisti sollevano è relativa alle modifiche che sono state apportate alla procedura relativa alla “segnalazione dello stato di allerta” e alla conseguente individuazione di quei soggetti che sono destinati a svolgere, su incarico del Tribunale di competenza, le funzioni di gestione e di controllo nell’ambito delle procedure concorsuali.

Stando a quanto afferma l’associazione, la riforma lascerebbe ai soli Organismi di Composizione della Crisi istituiti presso ciascuna Camera di Commercio la facoltà di assistere il debitore nella procedura di composizione. A loro volta, questi Organismi hanno la necessità di istituire un collegio composto da almeno tre esperti scelti tra i soggetti iscritti all’albo, da istituirsi a sua volta presso il Ministero della Giustizia. Per iscriversi a tale albo è necessario soddisfare alcuni requisiti di professionalità, di indipendenza e di esperienza. I tre esperti selezionati da tale albo dovranno essere quindi designati nella misura di uno dal presidente della sezione specializzata del Tribunale del territorio, di uno dalla Camera di Commercio e di uno altro dalle associazioni di categoria.

Le critiche dell’ANC

Proprio su tali punti sono piuttosto accese le critiche dell’associazione che riunisce i Commercialisti, che ritengono ingiustificata l’esclusione di tutti gli altri OCC costituiti ed iscritti nell’apposta sez. A del Ministero della Giustizia che si verrebbe a determinare. “

Con riferimento all’istituzione dell’albo tra i cui iscritti è previsto che siano designati i componenti del collegio di esperti –si legge in una nota della stessa associazione - è auspicio dell’ANC che ai commercialisti sia riservato opportunamente un ruolo di primo piano, in ragione del fatto che si tratta di professionisti che, per le loro specifiche competenze tecniche, sono i soggetti naturalmente preposti a svolgere le funzioni di gestione e di controllo nell’ambito delle procedure concorsuali”.

Non è questa, comunque, l’unica evidenza di criticità che i commercialisti sollevano dinanzi alla riforma della crisi di impresa, su cui impatterà la figura del Giudice specializzato, a cui il legislatore vorrebbe affidare le procedure di maggiore entità lasciando invece ai tribunali, secondo i normali criteri di competenza, le procedure di “sovraindebitamento”.

Anche in questo caso è piuttosto netta la posizione dell’ANC, secondo cui “la scelta adottata non è priva di inconvenienti: sia per l’eccessivo carico di procedure che si concentrerebbero sulle sezioni specializzate, sia perché l’eventuale maggiore lontananza dall’ufficio giudiziario potrebbe aggravare ingiustificatamente gli oneri e le difficoltà pratiche nell’esercizio dei diritti da parte dei soggetti non adeguatamente organizzati. Anche l’alternativa costituita da un massiccio ma generalizzato ricorso ad applicazioni infra-distrettuali di magistrati esperti nella materia concorsuale non appare percorribile, trattandosi di soluzione farraginosa, costosa e non particolarmente funzionale per gli uffici interessati”.