Collapsed, piattaforma per imparare da errori altrui

20/02/2017 Notizie Fallimenti
Collapsed, piattaforma per imparare da errori altrui

Imparare dagli errori altrui? Spesso è il miglior modo per evitare di commettere i propri. O, almeno, così sembra pensarla Collapsed, la piattaforma online che cerca di raccontare i fallimenti delle startup per poter indurre gli altri imprenditori a non commettere gli stessi. Pur con il rischio di divenire una triste raccolta di flop, una sorta di cimitero di idee imprenditoriali, l’iniziativa sembra potersi garantire una discreta celebrità verso tutti coloro che vogliono saperne un po’ di più sugli errori che sarebbe opportuno non commettere, onde evitare di impedirsi una longeva carriera.

Come è organizzata Collapsed

L’organizzazione di Collapsed è molto semplice: per ogni storia (che prima di essere pubblicata è sottoposta a un attento lavoro di fact-checking, che spiega anche per quale motivo il numero di casi studio non sia ancora elevatissimo) vengono riportati la data di inizio e di fine, il numero di lavoratori coinvolti, il profilo dei fondatori, i round di investimenti eventualmente ottenuti e, intuibilmente, i motivi per cui la startup è purtroppo fallita, integrando il tutto con fonti e link da cui le notizie vengono prese, nella speranza di una concreta attendibilità delle stesse.

I fallimenti del 2016

Effettivamente, il materiale utile su cui Collapsed può metter le mani è abbastanza ampio. Si può per esempio ricordare Skully, che ha raccolto più di 10 milioni di dollari da parte di alcuni investitori con l’obiettivo di sviluppare un innovativo casco smart: purtroppo, ricorda la piattaforma, Skully ha subito diversi problemi con la gestione del denaro, e alcuni dipendenti hanno addirittura accusato i fondatori di averne speso… per delle spogliarelliste. Triste destino anche per Karhoo, una startup che ha raccolto ben 40 milioni di dollari con l’obiettivo di sfidare Uber ma che, alla fine, ha dovuto fare i conti con un prodotto non di qualità attesa e, dunque, non sufficientemente competitivo per poter sfidare il big americano.

Come anticipato, l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Si cita per brevità Peppertap, startup che ha raccolto circa 50 milioni di dollari con l’obiettivo di sviluppare quello che avrebbe dovuto essere il più grande e rapido servizio di consegna di prodotti alimentari in India: Peppertap si è dovuta tuttavia arrendere dinanzi alle difficoltà di espandere adeguatamente il proprio servizio. Stesso destino per GoZoomo, startup che ha raccolto circa 5 milioni di dollari per un servizio peer-to-peer nel settore delle auto usate, con un modello di business che si è però rivelato poco sostenibile. C’è tuttavia anche chi ha scelto di fare un passo indietro consapevole e rimborsare i soldi già ricevuti: è il caso di Frankly.me, un progetto che ha raccolto 600 mila dollari che, tuttavia, i fondatori hanno deciso di restituire dopo essersi accorti che il prodotto non sarebbe mai diventato realtà (si trattava di una piattaforma di condivisione video, con spazio dedicato ai selfie).

Insomma, tante esperienze diverse, e tante strade che hanno condotto a un’unica sorte: mettere in archivio i propri sogni, lasciando una consapevolezza che altri imprenditori potrebbero meglio sfruttare.