Riforma «audace» della crisi d'impresa con molti cambiamenti

22/12/2017 Legge Fallimentare
riforma crisi

Riforma «audace» della crisi d'impresa con molti cambiamenti

di Marco Passantino
 
Overbooking anche quest'anno a Gardone Riviera, per la 273 edizione del tradizionale convegno in materia di crisi d'impresa, organizzato dall'Ordine dei Commercialisti di Brescia, e intitolato Le Procedure Concorsuali verso la storica  riforma. Due giorni in cui relatori di primo livello (magistrati e professionisti) si  sono confrontati su uno degli argomenti più attesi del 2017, ovvero le radicali modifiche in arrivo alle norme sulla crisi d'impresa.
 
Dopo i saluti del Presidente dell'Ordine dei commercialisti di Brescia Michele De Tavonatti, gli interventi dei relatori - coordinati dal Presidente del Tribunale di Brescia Don. Vittorio Masìa -­ hanno  fatto luce sui principali obiettivi dell'importante riforma. In particolare, come confermato dal parlamentare bresciano On. Alfredo Bazoli, ospite del convegno e relatore alla Camera per il progetto di riforma allora in veste di legge delega, tale progetto risultava già approvato dalla Camera e lo sarebbe stato anche dal Senato (come poi in effetti è stato).
 
Una riforma audace, che ha raggiunto un obiettivo non facile, ovvero guadagnare il semaforo verde da tutte le forze in gioco interessate: associazioni di categoria, sigle sindacali, mondo delle professioni, magistratura, etc. Insomma tutti d'accordo. E questo dopo una serie di aggiustamenti che hanno reso il testo attuale della legge delega abbastanza gradito a tutti. I cambiamenti sono parecchi, a partire da quelli terminologici, già adottati in tutte le moderne democrazie occidentali: le parole "fallimento" e "fallito", infatti, finiranno in soffitta, sostituite da un'espressione più tecnica e meno "traumatica", cioè "liquidazione giudiziale".
 
Il secondo grande tema su cui la riforma è incentrata è la continuità aziendale, che sembra essere diventata una priorità (il concetto era sempre stato espresso verbalmente dai vari Governi, ed ora pare aver trovato concreta applicazione). Si  tende  cioè  a favorire  in  tutti  i modi  soluzioni  alla  crisi  d'impresa che garantiscano  la continuazione dell'attività,  evitando perdita  di posti  di lavoro.  Massimo  incentivo dunque a tutti gli strumenti che consentono all'imprenditore di non "chiuder bottega", anche dando l' azienda  in gestione  ad altri  soggetti con finalità di successiva vendita.
 
Il terzo grande tema (a mio avviso il più  importante) è quello di favorire l'emergere tempestivo della crisi di un'azienda: in altre parole l'obiettivo è quello di superare la crisi aziendale prima che questa crei danni gravi e irreversibili. E ciò verrà fatto obbligando alcuni qualificati creditori dell'azienda (Agenzia delle Entrate ed Istituti Previdenziali), oppure lo stesso imprenditore, a segnalare eventuali difficoltà o anomalie a specifici enti a ciò preposti.
 
Se volessimo sintetizzare la portata di questi interventi in una parola, forse la più adatta sarebbe "prevenzione". Insomma: continuità da una parte, e prevenzione dall'altra. La convivenza tra questi due concetti è tutt'altro che impossibile, ma lascia spazio ad altrettanti legittimi dubbi. Il primo è su come la salvaguardia dell'attività aziendale si coniughi con le legittime esigenze dei creditori, i quali spesso non vedono di buon occhio la continuità di imprese indebitate, ma anzi preferirebbero soddisfarsi sul ricavato della vendita dei beni aziendali. Il secondo è su quanto il tessuto imprenditoriale italiano sarà propenso ad accettare l'istituto della "fase preventiva di allerta pre­crisi", cioè, detto in parole povere, quanto le aziende avranno così voglia di "farsi curare" e di sottoporsi a queste "terapie obbligatorie".
 
Ciò che è certo è che la riforma appare radicale, ma al tempo stesso equilibrata, in quanto coniuga - con  meccanismi  di "bastone e carota" ­- l'intento di non far chiudere le aziende con quello di renderle più responsabili.
Una riforma che coniuga obblighi di allerta preventiva a misure premiali per chi fa emergere la crisi in tempo. L'imprenditore che non tarda a segnalare le proprie difficoltà potrà, infatti, beneficiare di sgravi e agevolazioni, sia penali che amministrativi: insomma, una sorta di incentivo a "non nascondersi".
Una riforma che stando  a quanto dichiarato  dal Governo mira a tutelare sia l’interesse dei creditori che il tessuto sociale e aziendale. Le segnalazioni dei creditori qualificati (fisco ed enti previdenziali)  non saranno dirette subito verso l'autorità giudiziaria. Tali segnalazioni dovranno infatti preventivamente  "transitare" da un ente appositamente istituito presso  la Camera  di Commercio territorialmente competente, la quale nominerà  un  collegio  composto  da 3 professionisti, ognuno indicato da un diverso ente (Tribunale, Camera di Commercio, Associazione di categoria imprenditoriale). Tale collegio di professionisti avrà lo scopo di trovare ­ in un lasso di tempo massimo di  sei mesi  ­una  sistemazione stragiudiziale preventiva. Se tale obiettivo non viene raggiunto, la pratica sarà "passata" all'autorità giudiziaria affinché accerti lo stato d'insolvenza e agisca di conseguenza.
Analogo intervento del Tribunale (ma con conseguenze più gravi) si avrà nel caso in cui l’imprenditore in crisi resti inerte e non faccia nulla. 
E’ interessante notare come le misure di allerta preventiva agiscano tramite un meccanismo non solo esterno (creditori qualificati) ma anche interno, attraverso l’interlocuzione con gli organi di controllo (collegio sindacale e revisore), i quali dovranno adeguatamente verificare e monitorare l’andamento degli indici economico/finanziari. 
 
Il convegno Gardonese è stata anche l’occasione per fare  il  punto  della situazione  su   altri   istituti,  più   o meno influenzati dalla suddetta riforma.  Ad esempio  il  concordato preventivo,  che viene ­ come detto ­ incentivato laddove preveda la continuità sotto qualsiasi forma (anche indiretta), ma che manterrà  ancora la  "vecchia" versione liquidatoria solamente qualora la proposta veda l'immissione di nuova finanza e dunque una soddisfazione  maggiore per i creditori. Stop dunque ai concordati "inutili" che in passato sono  stati  oggetto  di  ampi  abusi. 
E analogo "stop"  viene imposto  ai trattamenti preferenziali di alcuni creditori, prevedendo l'obbligo, per le aziende  debitrici,  di "isolare"  in una classe a parte i creditori che vantano garanzie reali da parte di terzi soggetti, e che dunque si trovano in situazione di palese vantaggio. Sempre sulla scìa dell'incentivo agli istituti di risanamento preventivo, vengono  introdotte  novità  anche sul fronte  degli  accordi  di  ristrutturazione  debitoria,  i quali,  a certe condizioni,  potranno essere omologati  e  "imposti"   anche  ai  creditori dissenzienti,  disincentivando  così comportamenti ostruzionistici.
 
E sempre  in  ossequio   alla  parola d'ordine  "prevenzione",  un importante aspetto della riforma è il valore nuovamente riconosciuto alla figura del  collegio  sindacale,  che  tornerà ad  essere  obbligatorio  in  molte società di capitali, e che verrà anche esentato da responsabilità, qualora si sia attivato segnalando prontamente lo  stato  di  crisi  all'ente  preposto. L'importanza  attribuita  agli  organi di controllo e vigilanza si può evincere anche dalla modifica normativa che  prevede  la  nomina  giudiziale del Sindaco, qualora l'imprenditore pur in presenza di obbligo non provveda. Specifici interventi del convegno sono stati poi dedicati alle procedure di sovraindebitamento ex L. 3/2012 ­ partite in sordina nel 2013 ed "esplose"  in gran numero negli ultimi 2 anni in merito alle quali è stato possibile confrontare le prassi applicate dai vari tribunali, e mettere a fuoco quei (numerosi) aspetti della norma che, essendo assolutamente poco chiari, pongono concreti  problemi applicativi  (e  di responsabilità) sia  ai  professionisti facenti funzioni di  gestori negli OCC, sia ai magistrati designati. Ulteriori approfondimenti hanno riguardato la fase di pre­concordato e gli atti di gestione effettuabili in tale ambito (aspetto, dal punto di vista normativo, ancora estremamente poco chiaro) nonché agli istituti della "nuova" transazione fiscale e delle  proposte concorrenti (introdotti  dalla  normativa  ma rimasti pressoché inutilizzati nella pratica).
 
La parte  finale del convegno si è invece focalizzata su due aspetti alquanto problematici delle procedure concorsuali, ovvero il sequestro penale (che ovviamente confligge con l'interesse dei creditori) e i reati ambientali, che possono dare luogo a spiacevoli responsabilità in capo al curatore.
Come di consueto, la due giorni di Gardone Riviera non è stata solo occasione di lavoro, ma ­grazie alla splendida cornice del Gran Hotel, e  a due belle  giornate di sole  ha offerto agli ospiti e alle loro  famiglie una location di rara bellezza dove trascorrere piacevoli momenti. Per l'occasione, alla fine della prima  giornata,  è stata  allestita  nel salone del  Gran  Hotel  la  consueta cena di gala, preceduta da aperitivo nella splendida terrazza affacciata sul lungo lago.
E si può dire con certezza che anche il successivo intrattenimento musicale  e canoro­ a giudicare dal numero di persone intrattenutesi  a danzare fino a tarda ora sia stato molto gradito da tutti i partecipanti. 
Dunque all'anno prossimo!
 
 
 
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