Atac, ecco perché la procura ha bocciato il concordato

13/04/2018 Crisi aziendali

L'azienda dei trasporti romana dovrà correggere il tiro per evitare il fallimento. Secondo i pm il piano ha problemi di legalità e di fattibilità

Il concordato Atac ha “problemi di legalità” e “non dà sufficienti garanzie sulla fattibilità del piano”. La procura di Roma mette un pesante carico sulla proposta di concordato dell'azienda dei trasporti pubblici romani. I giudici del tribunale fallimentare hanno convocato l'ad Paolo Simoni il 30 maggio e, intanti, hanno chiesto correzioni al management aziendale. Il decreto scritto dal giudice relatore Lucia Odello è stato pubblicato nei giorni scorsi dalla stampa nazionale. I pm delegati agli affari civili del Palazzo di Giustizia Romano hanno fatto notare gli altissimi costi della procedura fallimentare, sproporzionati rispetto agli interessi dei creditori. Per i magistrati Stefano Fava e Giorgio Fava. Tra i dubbi emerge in particolare “quello della reale incisività delle misure previste nel piano industriale per il rilancio e il recupero della redditività dell'azienda”.

Eccezion fatta per il 2015, Atac ha perso ogni anno dal 2010 al 2016 più di cento milioni di euro. Il 2016 la perdita di 212 milioni era dovuta ad una massiccia svalutazione dei crediti di Atac nei confronti del Comune. Per i pm l'illustrazione dei pilastri del piano industriale è “eccessivamente generica non essendo stati forniti elementi concreti che permettano di cogliere e di valutare quantitativamente l'incidenza, in termini di maggiore efficienza o di minori costi, delle misure proposte". C'è poi una perizia che i pm ritengono “inidonea” a fornire garanzie. Si tratta quella su tre rimesse e altrettanti terreni da dismettere ma che è basata, dicono i magistrati, "esclusivamente su un sopralluogo esterno della proprietà; riferisce in termini generali di analisi e valutazioni senza esplicitare come si sia arrivati alla stima del singolo bene; manca di qualsiasi accertamento urbanistico”. Atac ora dovrà correggere il tiro. Altrimenti il fallimento tornerà ad essere incombente.