Al Ministero aperte 162 vertenze di crisi industriali

12/03/2018 Crisi aziendali
Crisi industriali

Il bilancio del quinquiennio è pesante: i dati del 2017 sono i più alti dal 2012 ad oggi. Sono entrate grandi aziende e rischiano il posto 180mila persone

Il nuovo governo si troverà sul tavolo in totale 162 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo. Crisi che interessano il lavoro di un totale di180mila persone: i dati 2017 sono i più alti degli ultimi sei anni, con un aumento dei posti di lavoro a rischio che dal 2012 è cresciuto +37% sia pur in un quadro che, come indica il ministero, è di "sostanziale stabilità quantitativa". Nel 2012 i tavoli aperti erano 119, i posti di lavoro a rischio 118mila. La media del quinquiennio è di 146 tavoli aperti per 143mila dipendenti interessati. Dal 2016 al 2017 i lavoratori coinvolti sono 25mila in più, dal 2012 +62mila: un aumento che, indica il ministero, "deriva dall'ingresso di alcune grandi imprese", come Alitalia, Almaviva, o l'Ilva "che in precedenza pur essendo interessate da difficoltà non marginali non avevano ritenuto di attivare un tavolo di confronto al Mise"; ma anche dal potenziamento delle strutture del ministero che "consente la gestione di più vertenze".

Nel biennio 2016-2017 il ministero conta "62 vertenze concluse positivamente", con "45 casi di successo di siti totalmente o parzialmente dismessi che vedono interventi di nuovi investitori", "21 casi senza soluzione". Il "tasso medio di soluzione positiva sui 6 anni è del 58%". Tra le principali dinamiche nei sei anni pesa "una crisi sistemica" per gli elettrodomestici", dal 2016 una "crescita rilevante delle crisi" nella siderurgia, dal 2015 un ingresso nei tavoli di crisi del settore dei call center mentre tendono "a scomparire" le crisi aziendali nel settore dell'automotive. In media le vertenze restano aperte 28/30 mesi (in alcuni casi anche oltre i 60 mesi, come per Alcoa, Lucchini, Termini Imerese, Om Carrelli, Gepin, Ideal Standard). E spesso anche quando si trova una soluzione non è poi efficace: "Il 50% dei casi trattati si ripropone al tavolo ministeriale dopo aver risolto le cause".

Il Parere dei sindacati

Secondo quanto riporta l'Ansa, non è l'impennata del 2017 a preoccupare gli esperti che, invece, leggono i dati rilevando che negli anni c'è "una base che si trascina: tra tavoli che si chiudono e nuovi casi è uno scenario che si mantiene sostanzialmente invariato" . L'agenzia riporta le parole del responsabile per le politiche industriali della Cgil, Salvatore Barone. Tra casi irrisolti, altri che hanno trovato una soluzione ma restano sotto un continuo monitoraggio, e emergenze che si trascinano perchè il progetto messo in campo non decolla e non riassorbe lavoro. E' il caso, per esempio della ex Fiat di Termini Imerese. Dice il sindacalista: "1200 dipendenti, ancora circa 750 da ricollocare (dopo pensionamenti o persone che hanno trovato un altro lavoro) ma dopo l'accordo con la Blutec che ha riconvertito lo stabilimento, e che si è impegnata a far rientrare gradualmente tutti, sono tornati al lavoro in circa 120. E' una situazione di gravissima attesa". Quello di Salvatore Barone è uno degli sguardi più attenti sul fronte dei tavoli di crisi, con grande passione evidente nelle sue parole, come anche una grande amarezza. 

Altri casi esemplari? "L'Irisbus in valle Ufita: era l'unica insieme alla Menarini di Bologna a costruire autobus in Italia: ora sono di proprietà della Industria Italiana Autobus ma sono solo poche decine i lavoratori rientrati. Anche in questo caso problemi della nuova proprietà non fanno decollare il progetto". E ancora: "Alcoa nel Sulcis, chiusa da cinque anni: Invitalia ha ceduto lo stabilimento alla svizzera Syder Alloys ma la fabbrica è ferma: deve partire una nuova trattativa sindacale su piano industriale e livelli occupazionali. Ed ancora nel Sulcis: Eurallumina, ferma da cinque anni". Per i lavoratori è un dramma: "Per fortuna per le 18 aree di crisi complessa è possibile la Cig anche per il 2018".