Opportunità sprecate nelle aste immobiliari

22/11/2016 Asta Immobiliare
Opportunità sprecate nelle aste immobiliari

Le aste immobiliari giudiziarie? Possono costituire una ottima opportunità per i piccoli risparmiatori privati che desiderano comprare casa. Eppure, solamente il 20% delle aste giunge ad aggiudicazione, per colpa di un accesso ancora non così intuitivo e di norme che spesso sono utili solo agli speculatori.

In particolare, stima Asta-Sy Analytics di Re/Finance, nel corso del 2015 ci sono state 225 mila esecuzioni, mentre per l’anno in corso il numero totale dei pignoramenti di case in circolazione dovrebbe aumentare a oltre quota 280 mila unità. Si tratta di un segnale non certo positivo per chi scommetteva nel 2016 quale anno di definitiva svolta dell’economia, ma – in fin dei conti – anche di un segnale di nascita di tante opportunità per chi potrebbe beneficiare dell’allocazione delle case all’asta. Eppure, c’è qualcosa che non va.

Gli ingranaggi non funzionano

Secondo quanto sottolineava pochi giorni fa sul quotidiano La Repubblica Mirko Frigerio, fondatore e partner di Re /Finance, società di consulenza nel settore degli Npl e nelle esecuzioni immobiliari, “viene aggiudicata solo il 20 per cento di questa montagna di procedure”, perché il piccolo risparmiatore si tiene ancora alla larga dalle aste giudiziarie, mentre se fosse “assistito da professionisti del settore potrebbe davvero fare buoni affari” per acquisti anche al di sotto del 25 per cento del prezzo di mercato. A conferma di ciò, prosegue l’esperto, vi è l’evidenza che circa il “70% degli immobili che finiscono all’asta ha un valore medio di circa 125 mila euro, il taglio ideale per l’acquisto della prima o la seconda casa”.

Lo scenario potrebbe cambiare?

Tuttavia, lo scenario però potrebbe cambiare presto, anche se la cautela è d’obbligo. E le leve per il cambiamento non mancano di certo: in parte è possibile ascriverlo al fatto che è ben possibile che il bacino degli immobili in esecuzione possa continuare ad ampliarsi nei prossimi mesi (d’altronde, sostiene Nomisma, una famiglia su quattro incontra fatica a pagare le rate del mutuo); in parte, però, si può ricondurre il tutto al fatto che l’esecutivo ha finalmente messo mano, in maniera più concreta, alla normativa per cercare di agevolare un settore ancora troppo complicato, spesso preda degli speculatori che si presentano solo alla quarta asta (quella con il maggior ribasso) per fare i propri affari.

Come noto, la riforma delle procedure concorsuali immobiliari stabilisce un tempo massimo di sei mesi e tre tentativi d’asta, proprio per evitare il rischio di eccessivi ribassi e svalutazioni delle proprietà immobiliari. A ciò si aggiunga l’eliminazione dell’articolo 2744 del codice civile, che vieta il patto commissorio, cioè l’intesa secondo cui in caso di mancato pagamento il bene passa direttamente al creditore (in altri termini, la banca potrà effettivamente espropriare in via diretta l’immobile se il mutuatario salta il pagamento di 18 rate, anche se non consecutive, senza passare dal tribunale).

Ma basteranno questi spunti per alleggerire e rendere più efficiente questo mercato di opportunità? Gli scettici non mancano e, evidentemente, è ben difficile dar loro torto…