Asta immobiliare del Comune di Roma è un flop: ecco ragioni

27/11/2016 Asta Immobiliare
Asta immobiliare del Comune di Roma è un flop: ecco ragioni

Il mercato delle aste immobiliari sta vivendo una crescita esponenziale: complice la galoppante crisi economica, il ricorso alle procedure di vendita giudiziaria sono notevolmente aumentate. Nello stesso tempo, sono sempre di più gli italiani che si rivolgono al mercato delle aste immobiliari per acquistare la prima casa, considerate anche le ingenti agevolazioni fiscali in vigore fino al 31 dicembre 2016.

Asta immobiliare: lo strano caso degli immobili del Comune di Roma

Una crescita che non si arresta nemmeno dinanzi al singolare flop che ha visto protagonista il Comune di Roma. Sono stati messi all’asta giudiziaria ben ventuno immobili di proprietà del Comune ma l’asta immobiliare ha ricevuto soltanto due proposte di cui solo una valida.

Eppure gli immobili oggetto di asta giudiziaria potevano “far gola” a molti: un appartamento e un negozio a Largo di Torre Argentina e, ancora, un appartamento sgomberato a Viale Mazzini così come un immobile ai Fori Imperiali sono solo alcuni dei lotti messi in vendita all’asta immobiliare dal Comune di Roma. E allora, che cosa è accaduto e perché l’asta è stata un vero e proprio flop?

Il flop dell'asta immobiliare del Comune di Roma: quali sono i motivi?

Come sempre accade in situazioni simili, c’è sempre una spiegazione plausibile in grado di far “quadrare il cerchio”. Sì, perché gli immobili che il Comune di Roma ha messo all’asta giudiziaria potevano fare tutt’altro che “gola” ai potenziali partecipanti.

La maggior parte degli appartamenti oggetto di asta immobiliare, infatti, erano ancora occupati mentre altri appartamenti erano pericolanti, mai ristrutturati. A ciò si aggiunga il fatto che i periti hanno omesso di visitare gli immobili e, quindi, non hanno effettuato una stima degli stessi. Inoltre, l’elenco delle proprietà in vendita è stato deciso pochi giorni prima dell’asta immobiliare e non è stato nemmeno ampiamente pubblicizzato.

In effetti, un’asta immobiliare del genere la eviteremmo un po’ tutti. Ed è quello che, nella realtà, è accaduto: l’asta indetta dal Comune di Roma è andata quasi deserta e soltanto due sono state le offerte presentate. Di queste due offerte, una è stata esclusa per un vizio di forma mentre l’altra è riuscita ad aggiudicarsi un terreno situato nel Comune di Ciampino alla modica cifra di 20 mila 150 euro (ovvero 2000 euro in più rispetto alla base d’asta).

Come si potrà facilmente intuire, l’incasso complessivo dell’asta immobiliare è stato davvero esiguo e, senza dubbio, si può parlare di un vero e proprio flop per il Comune di Roma che aveva probabilmente puntato tutto sulla vendita.

Asta immobiliare del Comune di Roma: la lista dei beni

Peccato davvero che l’asta immobiliare indetta dal Comune di Roma sia stata un disastro. Eppure i numeri per il successo c’erano tutti. Tra i 21 immobili messi all’asta dal Comune (del valore complessivo a base d’asta di circa 12 milioni di euro), infatti, figurava anche l’hotel a quattro stelle Richmond di largo Corrado Ricci per il quale la base d’asta era di 4 milioni 316 mila euro. Un hotel che aveva ben 12 stanze con vista Colosseo ma ormai chiuso e dichiarato “inagibile” dagli stessi gestori che, tra l’altro, corrispondevano al Comune di Roma un’indennità di occupazione di 4.000 euro al mese dato che il contratto di locazione era ormai scaduto. E, probabilmente, è stata anche la citata circostanza a disincentivare le offerte all’asta immobiliare.

Sull’hotel Richmond gravava, dunque, lo spettro dell’occupazione senza titolo con relativo contenzioso mentre, lo ricordiamo, ben sette immobili risultavano ancora occupati “con oppure senza titolo”. A ciò si aggiunga che gli altri beni immobili risultavano liberi soltanto dal punto di vista “documentale”. Una circostanza, questa, da non sottovalutare considerato anche che la possibilità di trovare l’immobile occupato deprezza ulteriormente l’immobile stesso.

Insomma, l’asta immobiliare avente ad oggetto beni di proprietà del Comune di Roma non poteva che essere un flop: era già scritto che sarebbe stata un vero e proprio disastro.